Come calcolare il costo di un servizio: dove prendere ogni numero, anche senza un controllo di gestione
Prima di fissare il prezzo devi stimare quanto ti costa una prestazione. Il conto parte da ciò che consumi ogni volta che la esegui, aggiunge il tempo di lavoro valutato al suo costo reale e una parte dei costi annui. I dati che bloccano più spesso sono tre: costo del lavoro, quota di costi fissi e volumi. Questa guida spiega dove trovarli o come stimarli senza un controllo di gestione, cioè senza un sistema che raccolga e confronti costi, incassi e quantità vendute.
Che cosa stai cercando davvero
Chi apre un foglio di calcolo per «farsi i conti» di solito somma i materiali e si ferma lì. È il motivo per cui tanti prezzi sembrano buoni e non lo sono: la parte più pesante del costo quasi mai è quella che si compra dal fornitore.
Un servizio costa su due piani diversi, e vanno tenuti separati perché si comportano in modo diverso.
- Quello che cambia a ogni prestazione: materiali, tempo di lavoro, monouso, commissione sull'incasso. Se fai il doppio dei servizi, spendi il doppio.
- Quello che paghi comunque in un anno: affitto, utenze, software, assicurazioni, commercialista. Non cambia se oggi fai tre servizi o dieci — ma va comunque coperto, e una parte va assegnata al servizio che stai analizzando.
Il primo gruppo si misura sulla singola prestazione. Il secondo si misura sull'anno e poi si divide per i servizi che prevedi di fare. È il motivo per cui non puoi arrivare a un costo per prestazione senza avere un'idea dei volumi: senza un numero di servizi al denominatore, la fetta di affitto assegnata resta un totale che non sai su che cosa spalmare.
Da qui in avanti ogni sezione prende un campo di Price Lab, dice che cosa ci va dentro, dove si trova il numero e che cosa fare quando non ce l'hai. Se invece non hai ancora aperto lo strumento e vuoi prima capire che cosa restituisce, parti dalla guida al calcolatore prezzi gratuito.
L'esempio che seguiamo
Usiamo un esempio stilizzato, il salone Aurora e il suo servizio "Piega". Non sono i dati di un cliente reale: sono valori scelti per mostrare il metodo, e sono gli stessi che ritrovi negli esempi dentro lo strumento.
| Campo, con l'etichetta a schermo | Valore |
|---|---|
| Materiali per servizio | 2,80 € |
| Minuti di lavoro per servizio | 45 |
| Costo orario pieno | 16,00 €/ora |
| Quanta parte dei tuoi costi fissi annui riguarda questo servizio | 8.000 € |
| Clienti attesi nel primo anno | 540 |
| Servizi medi per cliente all'anno | 2,5 |
Materiali per servizio: che cosa entra e che cosa no
Il campo Materiali per servizio vuole prodotti e materie prime che consumi ogni volta che esegui quella prestazione. Per una piega: shampoo, maschera, prodotti di finissaggio.
Il modo più affidabile per arrivarci è partire dall'acquisto: quanto hai pagato una confezione e quanti servizi copre. Un flacone da 32 € che copre circa 40 pieghe fa 0,80 € a servizio. Il prezzo è sulla fattura del fornitore; per capire quante prestazioni copre, quando apri la confezione inizia a contare soltanto i servizi in cui la usi e fermati quando la finisci. Se non hai mai preso nota, fai una prima stima dalla quantità usata normalmente e correggila alla confezione successiva. Ripeti per i tre o quattro prodotti che usi davvero ogni volta e sommali: non serve fare l'inventario di tutto il magazzino.
Due errori frequenti, in direzioni opposte:
- Mettere qui quello che non cambia a ogni servizio. L'abbonamento al software, l'affitto della poltrona, la bolletta della luce non vanno qui: sono costi annui e hanno un campo dedicato più avanti.
- Dimenticare i consumabili che non sembrano materiali. Asciugamani lavati, mantelline monouso, guanti, confezione, spedizione. Non vanno fra i materiali, ma non vanno nemmeno persi: c'è Altri costi che cambiano a ogni servizio, dentro il blocco Affina la stima dello step Costi. È la stessa logica dei materiali — cresce insieme al numero di servizi — solo tenuta separata per non confondere quello che compri per il cliente con quello che consumi intorno al servizio.
Il campo parte già compilato con uno zero. Uno zero lì è un valore valido e non ti viene segnalato: se il tuo servizio consuma qualcosa, quel qualcosa va scritto.
Con l'IVA o senza?
In cima allo step Costi c'è un riquadro che risponde, e la risposta dipende dal tuo regime fiscale, cioè dalle regole fiscali applicate alla tua attività. Finché non hai dichiarato nulla, il riquadro dice di inserire il costo che usi di solito nei tuoi conti, e rimanda il tema a più avanti. Quando dichiari il regime, il riquadro cambia da solo e diventa più preciso: chi recupera l'IVA sugli acquisti indica i costi senza l'IVA che poi recupera, chi non la recupera indica il costo che paga davvero, IVA compresa.
Una cosa non cambia mai, ed è scritta lì accanto: il costo del lavoro non cambia in base al trattamento IVA. Se non sai in quale dei due casi ti trovi, è una domanda da fare al tuo commercialista, che ha già la risposta; i canali ufficiali dell'Agenzia delle Entrate restano il riferimento per verificarla.
Il costo del lavoro: due strade, e mai tutte e due
Lo step Costi ti chiede Come vuoi indicare il lavoro? e ti dà due modi. Ne scegli uno: non è una preferenza di stile, è un vincolo. Se compili entrambi, Price Lab segnala l'errore Indica il costo diretto oppure minuti e costo orario, non entrambi, e lo stesso avviso compare se non compili né l'uno né l'altro. Il lavoro è l'unica voce di costo che non puoi non dichiarare.
Un dettaglio che evita confusione: quando cambi strada, lo strumento svuota i campi dell'altra. Non resta un valore nascosto da qualche parte che continua a pesare sul risultato.
Costo diretto per servizio
Il campo si chiama Costo del lavoro per servizio ed è la strada breve: la usi se la cifra la conosci già. È il caso di chi riconosce un compenso a prestazione — 15 € a chi esegue quel servizio — oppure di chi ha già fatto questo conto in passato e lo tiene aggiornato.
È anche la strada già selezionata all'apertura dello strumento, con uno zero dentro: se non è la tua, non basta ignorarla, va cambiata la scelta.
Minuti × costo orario pieno
È la strada da usare in tutti gli altri casi, e chiede due numeri.
Minuti di lavoro per servizio sono i minuti che la prestazione ti porta via davvero, non solo la parte in cui hai le mani sul cliente: preparazione, esecuzione, riordino. Dieci minuti di preparazione, trenta di lavoro e cinque di riordino fanno 45, non 30. Se la durata cambia molto da cliente a cliente, usa la media delle ultime volte — non la volta in cui è andato tutto liscio.
È facile sottostimarlo, quindi conviene misurarlo invece di ricordarlo: guarda l'orologio per cinque prestazioni consecutive e fai la media. Su un servizio da 45 minuti, dieci minuti dimenticati sono un quinto del costo del lavoro che sparisce dal conto.
Costo orario pieno è l'altro numero, e merita una sezione a parte.
Il costo orario pieno non è la paga netta
È facile confonderlo con la paga netta. Il costo orario pieno è quanto ti costa un'ora di lavoro considerando tutto quello che paghi per averla, non la cifra netta che finisce in busta paga.
Il conto è una divisione: costo annuo complessivo di quella persona ÷ ore effettivamente lavorate in un anno. Nel costo annuo rientrano la retribuzione lorda e gli oneri, cioè le somme che il datore di lavoro paga in aggiunta alla retribuzione, per esempio i contributi. Se in un anno una persona ti costa 24.000 € complessivi e lavora 1.500 ore, l'ora piena ti costa 16 €.
Il primo numero non devi ricostruirlo a memoria: chiedilo al tuo consulente del lavoro, che lo produce già. La domanda esatta è «quanto mi costa in un anno questa persona, tutto compreso?». Per le ore, usa il registro presenze o il riepilogo paghe degli ultimi dodici mesi. Se vuoi verificare la parte contributiva, il riferimento ufficiale è l'INPS.
Attenzione anche al secondo numero. Le ore lavorate non sono le ore di apertura del locale: ferie, permessi, assenze e il tempo in cui quella persona non è al lavoro non vanno contati come ore disponibili. Usare le ore di apertura al posto delle ore realmente lavorate abbassa il costo orario e fa sembrare il servizio più conveniente di quanto sia.
E se il lavoro lo fai tu e non ti paghi uno stipendio?
Il campo va compilato lo stesso, e questa è la parte che costa più fatica ad accettare. Se il tuo tempo entra nel conto a zero, il servizio sembra redditizio anche quando ti sta solo comprando un lavoro.
Due modi pratici per mettere un numero al tuo tempo, entrambi legittimi:
- Quanto ti costerebbe farlo fare a qualcun altro. Se domani assumessi una persona per fare quella prestazione, quanto ti costerebbe un'ora, tutto compreso? Quello è il costo che il servizio ha, indipendentemente da chi lo esegue.
- Quanto vuoi riconoscerti per il lavoro che svolgi in un anno, prima dell'eventuale guadagno dell'attività, diviso per le ore che lavori. Se vuoi riconoscerti 30.000 € l'anno per 1.600 ore di lavoro, il tuo tempo vale poco meno di 19 € l'ora. Separare il compenso per le tue ore dal guadagno dell'attività evita di trattare il tuo lavoro come gratuito.
Non c'è un valore giusto in assoluto, e nessuno dei due modi è più corretto dell'altro. Quello che conta è che il numero non sia zero e che tu sappia quale dei due criteri hai usato: quando fra sei mesi rifarai il conto, ti servirà per confrontare.
Nell'esempio di Aurora, 45 minuti a 16,00 €/ora fanno 12,00 € di lavoro per ogni piega. Contro 2,80 € di materiali, il lavoro pesa più del quadruplo: trascurarlo cambierebbe completamente il costo del servizio.
La quota di costi fissi: tre passaggi e un calcolatore dentro lo strumento
Il campo Quanta parte dei tuoi costi fissi annui riguarda questo servizio è quello davanti al quale ci si blocca più a lungo, perché sembra chiedere una ripartizione contabile. Non la chiede: chiede una stima ragionevole, e ti dà uno strumento per farla.
Accanto al campo c'è Mostra la guida e il calcolatore per ripartire i costi fissi, che apre il metodo in tre passaggi.
- Prendi i costi fissi totali della tua attività. Affitto, utenze, commercialista, assicurazioni, software e tutto quello che paghi comunque. Parti dal riepilogo dei costi degli ultimi dodici mesi che ti dà il commercialista; se non lo hai, scorri conto corrente e fatture e porta su base annua i canoni mensili o trimestrali. Aurora arriva a 20.000 € all'anno.
- Stima quale percentuale del tuo tempo o del tuo fatturato è assorbita da questo servizio. Aurora stima il 40%.
- Moltiplica. 20.000 € × 40% = 8.000 €.
I due campi del calcolatore — Costi fissi totali annui e Percentuale che riguarda questo servizio — servono solo lì e non vengono salvati nella bozza. Quando il conto ti convince, Usa questo valore lo porta dentro il campo.
Come si sceglie la percentuale
Il passaggio 2 è l'unico che richiede una decisione, e i due criteri proposti non danno lo stesso risultato.
- Sul tempo: ore dedicate in un anno a quel servizio ÷ ore dedicate a tutti i servizi. È il criterio più adatto quando i costi fissi che pesano sono legati allo spazio e al tempo — affitto, utenze, postazione. Se la piega occupa 800 ore sulle 2.000 ore complessive del salone, la sua quota è il 40%.
- Sul fatturato: incassi annui di quel servizio ÷ incassi annui totali. È più adatto quando i servizi hanno prezzi molto diversi. Se la piega porta 32.000 € su 80.000 €, anche con questo criterio la quota è il 40%.
Scegline uno e usalo per tutti i servizi che analizzi. Il problema non è quale dei due sia più giusto, è mescolarli: se assegni la quota di un servizio sul tempo e quella di un altro sul fatturato, i due risultati non sono confrontabili fra loro.
Un controllo di buon senso, se un giorno passi in rassegna più servizi: le percentuali che assegni non dovrebbero superare il 100% dei tuoi costi fissi. Price Lab non lo verifica, perché guarda un servizio per volta e non sa che cosa hai scritto nelle altre sessioni. Se assegni il 40% alla piega, il 40% al colore e il 40% al taglio, stai coprendo il 120% dei tuoi costi fissi e ogni singolo risultato sarà più pessimista del vero.
Che cosa è un costo fisso e che cosa no
La domanda pratica non è «è un costo importante?» ma «questo costo lo pago anche se questo mese non faccio nemmeno un servizio?». Se la risposta è sì, è fisso.
Affitto, utenze di base, commercialista, assicurazioni, abbonamenti software, il canone del terminale di pagamento: fissi. Materiali, monouso, commissione sull'incasso: variabili, e stanno nei campi visti prima.
Ci sono poi i costi annui che nessuno ricorda finché non arriva il bollettino. Lo strumento ne tiene un promemoria in fondo allo step Costi, sotto Controlla i costi fissi che si dimenticano più spesso, e non aggiunge campi da compilare: serve solo a controllare l'elenco.
- Diritto annuale della Camera di commercio
- Contributi a fondi bilaterali per chi ha dipendenti
- Diritti per la diffusione musicale
- Smaltimento di rifiuti speciali
A queste, per una stima gestionale, aggiungi le manutenzioni periodiche, i corsi obbligatori e il consumo nel tempo delle attrezzature. Se un'attrezzatura da 1.200 € ti serve per circa tre anni, puoi distribuire il costo come 400 € per anno invece di caricarlo tutto sul primo. È un modo pratico per confrontare gli anni, non una regola contabile o fiscale: per la registrazione ufficiale del costo vale ciò che ti indica il commercialista.
Anche questo campo parte da zero, e uno zero qui dichiara che il servizio non assorbe niente di affitto, utenze e assicurazioni.
Clienti attesi e servizi medi per cliente: persone, non appuntamenti
Sono i due campi dello step Clienti e volumi, e insieme producono il numero di servizi dell'anno. È il denominatore che trasforma la quota di costi fissi in un costo per prestazione, quindi sbagliarli sposta il risultato quanto sbagliare un costo.
Clienti attesi nel primo anno sono persone diverse, non appuntamenti. È la distinzione che si perde più spesso: se la stessa signora viene ogni tre settimane, è una persona, non diciassette.
Se hai uno storico, apri l'agenda o il rapporto del registratore di cassa degli ultimi dodici mesi, filtra quel servizio e conta una sola volta ogni cliente. Non moltiplicare le persone diverse di una settimana per il numero di settimane: un cliente abituale comparirebbe più volte e non sarebbe più una persona diversa nell'anno.
Se il tuo sistema non dà il conteggio direttamente, esporta l'elenco degli appuntamenti e rimuovi i duplicati usando il codice cliente, il telefono o un altro dato che identifica la stessa persona. Un software loyalty per parrucchieri ed estetiste aiuta a tenere unita l'identità del cliente e lo storico delle visite; per isolare un servizio specifico, però, serve anche che l'agenda o il sistema di cassa registri quale servizio è stato eseguito.
Servizi medi per cliente all'anno è quante volte in un anno la stessa persona torna per quel servizio. Accetta i decimali, e quasi sempre servono. Se hai lo storico, il conto è numero totale di servizi dell'anno ÷ clienti diversi dell'anno: 1.350 pieghe divise per 540 clienti fanno 2,5 servizi medi per cliente.
Se non hai nessuno storico, parti dalle prestazioni: servizi di una settimana normale × settimane in cui lavori davvero. Non usare automaticamente 52 settimane: ferie e chiusure vanno tolte. Poi lascia Servizi medi per cliente all'anno a 1 e inserisci come clienti lo stesso totale delle prestazioni previste. È un'uscita temporanea: conserva il volume usato per distribuire i costi e stimare il prezzo, ma non rappresenta persone realmente diverse. Di conseguenza Ricavo medio per cliente non è ancora un dato significativo. Aggiorna entrambi i campi appena hai uno storico nominativo.
Sotto i due campi compare la riga di riepilogo: 540 clienti × 2,5 servizi = 1.350 servizi nel primo anno. Lo strumento dichiara apertamente che è un riepilogo di quello che hai inserito e non un risultato che ha calcolato lui. Guardala comunque, perché è il controllo più veloce che hai: dividi quel numero per le giornate in cui lavori davvero e guarda quante prestazioni al giorno diventano. Aurora arriva a cinque pieghe al giorno su sei giorni a settimana, che da sole sono quasi quattro ore di lavoro — e in quelle giornate devono starci anche tutti gli altri servizi del salone. Se il conto non entra nelle tue giornate, il numero da rivedere è uno dei due qui sopra, non il risultato che leggerai dopo.
Le commissioni di pagamento: la parte fissa pesa sui prezzi bassi
Stanno dentro Affina la stima, nello step Costi, e sono due campi distinti perché si comportano in modo diverso.
Commissione di pagamento in percentuale è la percentuale trattenuta su ogni incasso, calcolata sul prezzo che paga il cliente. Commissione di pagamento fissa è la parte uguale per ogni transazione, qualunque sia l'importo.
Tutti e due i numeri stanno nel rendiconto del terminale o nel contratto con chi gestisce i pagamenti. Cerca una percentuale per operazione e un eventuale importo fisso per transazione. Se il rendiconto mostra soltanto le commissioni totali, chiedi al gestore di separare le due parti; come prima approssimazione puoi fare commissioni totali ÷ incassi elettronici dello stesso periodo × 100 e usare il risultato come percentuale, lasciando a 0 la parte fissa.
Non confondere la commissione fissa per transazione con il canone mensile del terminale: il canone si paga anche senza incassi e va nei costi fissi annui. Se incassi solo in contanti, nei due campi delle commissioni scrivi 0.
La distinzione conta perché la parte fissa pesa in modo molto diverso a seconda del prezzo: cinque centesimi su un incasso da 5 € valgono dieci volte quello che valgono su un incasso da 50 €. Se hai un servizio economico che vendi tanto — un caffè, una ricarica, una prestazione veloce — la commissione fissa può mangiarsi una fetta di margine che nessuno ha mai contato.
Sulla piega di Aurora, con 1,5% e 5 centesimi fissi, la commissione su 25 € vale poco più di 0,42 €: 1,5% di 25 € sono poco meno di 0,38 €, più 0,05 € fissi. Sembra poco. Su 1.350 servizi in un anno sono quasi 575 €, cioè più di quanto Aurora spende in materiali per 200 pieghe.
Il blocco Affina la stima resta chiuso e, quando è chiuso, dichiara i valori in uso in una riga di riepilogo: Ora stiamo usando: altri costi variabili…, commissione in percentuale…, commissione fissa…. Leggila prima di saltarlo: è il modo più rapido per accorgersi che stai lasciando tre zeri dove ci sono dei costi veri.
Il margine obiettivo e il prezzo attuale: gli unici due numeri che non devi cercare
Restano fuori dall'elenco due dei dati richiesti nello step Obiettivo, e restano fuori per un motivo: non si trovano da nessuna parte.
Prezzo che il cliente paga oggi lo sai già — è il totale che il cliente ti lascia, tutto compreso. L'unica scelta è quale usare se applichi prezzi diversi: usa quello che pratichi più spesso, non quello di listino che nessuno paga mai.
Margine obiettivo invece non è un dato, è una decisione. Non c'è un valore giusto in assoluto, e Price Lab non te ne propone uno di proposito: nessuno strumento può sapere quale margine ti serve. Il modo di usarlo è per tentativi — metti una cifra, guarda che prezzo ne esce, correggi. Che cosa significhi davvero quella percentuale, e perché margine e ricarico raccontano due cose diverse sugli stessi numeri, è il tema di margine, ricarico e pareggio: che cosa dicono davvero.
Non contare due volte lo stesso costo
È la regola che tiene in piedi tutte le altre: quello che hai messo fra i costi del servizio non va rimesso fra i costi di tutto il resto.
Il rischio diventa concreto se chiedi anche la stima di tasse e contributi e, nello step La tua attività, rispondi No, vendo anche altro. Nel campo Costi annui di tutto il resto, esclusi personale e INAIL va solo ciò che non hai già assegnato al servizio. Se i costi fissi complessivi sono 20.000 € e 8.000 € sono già nella quota della piega, la parte fissa residua è 12.000 €. Non è necessariamente il totale del campo: aggiungi anche gli altri costi pertinenti a ciò che vendi oltre alla piega, senza ripetere materiali, lavoro, commissioni o quota di costi fissi già inseriti per il servizio.
Lo strumento mette la lista sotto gli occhi prima di chiudere il passaggio, con il titolo Non contare due volte gli stessi costi, e chiede una conferma esplicita:
- i materiali del servizio;
- il lavoro sul servizio;
- le commissioni di pagamento;
- la quota di costi fissi che hai già assegnato al servizio.
Fai lo stesso controllo sul lavoro: le ore già comprese nel costo del lavoro del servizio non vanno ripetute in Quanto ti costa in un anno chi lavora con te, escluso il lavoro su questo servizio. Un metodo semplice è scrivere accanto a ogni spesa il campo in cui l'hai inserita e spuntarla una sola volta.
Un costo contato due volte fa apparire il margine attuale più basso del reale oppure, quando cerchi un prezzo, fa salire il prezzo consigliato. È un errore difficile da riconoscere dal risultato, perché i numeri possono restare plausibili.
Che cosa fare quando un numero non lo sai
Prima regola, e vale più di tutte le altre: uno zero è un dato, non significa “non lo so”. Usalo quando quella spesa non esiste davvero, per esempio se incassi soltanto in contanti e non hai commissioni. Negli altri casi inserisci una stima prudente e annota come l'hai ottenuta: un valore approssimato ma nell'ordine di grandezza giusto è più utile di uno zero che fa sparire il costo.
Seconda regola: ogni campo ha un'etichetta, una riga di supporto e un pulsante di spiegazione accanto al nome, quello con la «i». Aprirlo costa un secondo e quasi sempre contiene, in fondo, la via d'uscita per chi il dato non ce l'ha.
Se cerchi la scorciatoia, questa tabella raccoglie che cosa fare per ciascun numero.
| Numero che non hai | Che cosa fare adesso |
|---|---|
| Materiali per servizio | Prezzo della confezione ÷ quanti servizi copre, per i prodotti che usi ogni volta |
| Minuti di lavoro per servizio | Cronometra cinque prestazioni e fai la media, comprese preparazione e riordino |
| Costo orario pieno | Chiedi al consulente del lavoro il costo annuo complessivo e dividilo per le ore lavorate |
| Costo orario pieno (se lavori tu) | Usa il costo di una persona che potrebbe sostituirti oppure il compenso annuo che vuoi riconoscerti ÷ ore lavorate |
| Quanta parte dei tuoi costi fissi annui riguarda questo servizio | Ricostruisci i costi degli ultimi dodici mesi e usa la guida in tre passaggi accanto al campo |
| Clienti attesi nel primo anno | Conta le persone diverse nello storico; senza storico, usa temporaneamente servizi annui previsti e frequenza 1, sapendo che Ricavo medio per cliente non sarà significativo |
| Servizi medi per cliente all'anno | Servizi totali ÷ clienti diversi; senza storico, lascia 1 |
| Commissione di pagamento in percentuale e Commissione di pagamento fissa | Rendiconto del terminale o contratto; 0 in entrambi se incassi soltanto in contanti |
| Crescita dei clienti ogni anno, Aumento del prezzo ogni anno, Crescita dei costi per servizio ogni anno, Crescita dei costi fissi ogni anno | Lasciali a 0%: spostano solo gli anni successivi al primo |
Terza regola, quando hai finito: cambia un valore per volta e guarda quanto si muove il risultato. Se raddoppiare una tua stima incerta sposta il prezzo di pochi centesimi, quella stima non è il tuo problema e puoi lasciarla lì. Se lo sposta di due euro, hai appena scoperto qual è il numero che devi andare a misurare sul serio.
Come lo fai in Price Lab
- Apri Price Lab e vai allo step Costi.
- Compila Materiali per servizio partendo dal prezzo della confezione diviso i servizi che copre.
- In Come vuoi indicare il lavoro? scegli Minuti × costo orario pieno, a meno che tu non conosca già il costo a prestazione.
- Metti i minuti reali, preparazione e riordino compresi, e il costo orario pieno ottenuto dal costo annuo diviso le ore lavorate.
- Apri Mostra la guida e il calcolatore per ripartire i costi fissi, fai il conto nei due campi e premi Usa questo valore.
- Apri Affina la stima e compila le due commissioni leggendole dal rendiconto del terminale.
- Nello step Clienti e volumi inserisci le persone diverse attese e i servizi medi per cliente, poi controlla la riga di riepilogo dei servizi dell'anno.
- Se hai chiesto anche la stima di tasse e contributi e rispondi No, vendo anche altro nello step La tua attività, togli dai costi di tutto il resto quello che hai già assegnato al servizio.
- Torna indietro e cambia un numero incerto per volta, per vedere quale sposta davvero il risultato.
Domande frequenti
Quale costo uso se lo stesso materiale cambia prezzo?
Usa il costo effettivo di un acquisto recente e normale, sconti compresi. Se il prezzo oscilla spesso, fai la media delle ultime tre o quattro fatture. L'obiettivo non è indovinare il prossimo listino, ma evitare di usare un prezzo vecchio che non riesci più a ottenere.
Se un servizio lo fanno due persone insieme, come conto il lavoro?
Sommando i costi, non i minuti. Se una prestazione da 45 minuti impegna anche una seconda persona per 15 minuti, il costo del lavoro è la somma di due conti separati — 45 minuti al costo orario della prima più 15 minuti a quello della seconda — perché quasi mai le due ore piene costano uguale. Il totale che ottieni lo scrivi in Costo del lavoro per servizio, usando la prima delle due strade.
Nel tempo del servizio conto anche l'attesa?
Conta il tempo in cui quella persona resta occupata da quel servizio. Se durante una posa può lavorare su un altro cliente, quei minuti non impegnano interamente il suo lavoro; se invece deve restare disponibile e non può svolgere altro, vanno compresi. Usa lo stesso criterio ogni volta che misuri la durata.
Se non riesco a riconoscere i clienti diversi nello storico?
Stima prima i servizi dell'anno da una settimana normale moltiplicata per le settimane lavorate. Inserisci quel totale in Clienti attesi nel primo anno e lascia Servizi medi per cliente all'anno a 1: il volume usato per costi e prezzo resta coerente, ma il valore di Ricavo medio per cliente è solo provvisorio perché non hai contato persone realmente diverse. Aggiorna i due dati quando avrai uno storico nominativo.
Ogni quanto devo aggiornare questi dati?
Rivedili almeno ogni sei mesi e subito quando cambia una voce importante: contratto o costo del personale, listino del fornitore, affitto, commissioni del terminale o durata del servizio. Conserva la data e la fonte accanto a ogni cifra, così al controllo successivo sai che cosa va verificato.